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Colli Berici: ville tra quiete e natura, estetica e gusto

di Erika Fasan 16-05-2005





Parlare dei Colli Berici significa parlare di un mondo composito e sfaccettato. Significa tracciare una storia millenaria, quella degli uomini che li hanno abitati lasciandovi tracce del loro passato, significa indagare un sistema economico legato alla natura montuosa del territorio e significa analizzare una natura rigogliosa e una varietà di scorci impareggiabili. Ma, soprattutto, significa scoprire un universo artistico che, dall’epoca gotica a tutto il Settecento, ha prodotto, fin nelle borgate più remote, chiese e ville che testimoniano devozione religiosa e ricchezza economica e culturale. La bellezza dei luoghi e la vicinanza alla città spiegano perché i patrizi vicentini abbiano scelto il Monte Berico e le sue propaggini verso il Bacchiglione come sede per le proprie dimore campestri. Questo grazie anche a figure come Paolo Almerico e Giovanni Maria Bertolo che, rispettivamente nel 1570 e nel 1669, vi edificarono la Rotonda e la palazzina “dei Nani”, passata nel Settecento ai Valmarana, idea di Andrea Palladio, la prima, e “sfondo” di una riscoperta della classicità da parte di Gian Battista Tiepolo, la seconda. Villa Almerico (o la Rotonda), in particolare, è la più celebrata per la suggestione del sito in cui è ubicata e per l’efficacia del progetto palladiano che non ha sinora subito intrusioni. Al di là dell’indubbio valore artistico, però, l’importanza di queste ville sta nell’essere testimonianza “vivente” di quello che è stato il paesaggio veneto, e di quello che ancora potrebbe essere se esistessero valide alternative alla grande concentrazione urbana e periferica. E’ un paesaggio di basse colline calcaree, in cui la coltura della vite ha origini antiche quanto la presenza dell'uomo e in cui il clima permette anche la coltivazione dell'olivo: è un itinerario ricco di presenze architettoniche ed artistiche, ma è anche la Strada dei Vini dei Colli Berici (Barbarano, Cabernet, Cabernet Riserva, Chardonnay, Garganego, Merlot, Pinot Bianco, Sauvignon, Tocai Italico, Spumante). Ecco allora che Castello Marinoni a Barbarano Vicentino, Rocca Pisana a Lonigo, Villa Da Schio a Costozza, Villa Da Porto “La Favorita” a Monticello di Fara, Villa Pigafetta Camerini a Mossano e Villa Trento Carli a Longare hanno rappresentato, e forse ancor di più rappresentano oggi, l’ideale del buen retiro in cui appagare un desiderio di quiete e di bello. O in cui trascorrere uno dei giorni più belli della propria vita: è il caso, ad esempio, di Villa Traverso Pedrina a Barbarano Vicentino, splendida costruzione quattrocentesca in cui è possibile organizzare cerimonie private come matrimoni, battesimi, comunioni e altre ricorrenze in una cornice da favola. Sorta tra le province di Vicenza e Padova quasi a ridosso di una caratteristica collina denominata “Monticello”, la villa si affaccia su un’aia selciata in pietra e su un ampio giardino circondato da suggestivi ruderi. La facciata settentrionale è caratterizzata dall'aspetto lineare della forma, interrotta a sinistra da un singolare arco che dà accesso alla grande barchessa mentre quella meridionale è caratterizzata dalla presenza di una suggestiva abside e da complessi motivi architettonici. Nominato per la prima volta nel 1544 l’edificio ospitò forse nei secoli scorsi una comunità conventuale di monaci. E sempre nel comune di Barbarano Villa Pedrina Rigon, il risultato di una serie di ristrutturazioni e di ampliamenti di un edificio appartenuto nel XVI secolo alla famiglia Traverso e poi passato alla famiglia veneziana Molin, e Villa Sinigaglia, detta anche Ca' Barziza, che sorge in contrà Rampezzana.
Strada dei Vini, si diceva, quella dei Colli Berici, ma anche strada di sapori indimenticabili. Perché qui pure la gastronomia è una forma d’arte. Tra i prodotti tipici: Grana Padano DOP, Olio extravergine di oliva veneto “Euganei-Berici” DOP, Prosciutto crudo veneto “Berico-Euganeo”, Sopressa Vicentina Dop e numerosi altri salumi, Provolone Valpadana Dop e formaggi di pecora. E tra i piatti caratteristici assolutamente da non perdere il baccalà con polenta, il risotto al tartufo dei Berici e le lasagne ai piselli.
Il tutto in un panorama di cipressi e ulivi e di case bianche con i tetti rossi, lo stesso che, nel 1937, porta Camus a scrivere: “Che cosa significa essere vivi ancora nell’anima senza occhi per vedere Vicenza, senza mani per toccare i grappoli di Vicenza, senza carne per sentire la carezza della notte sulla strada tra il Monte Berico e Villa Valmarana”.


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