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Ischia Forio: un raggio nel verde dell’isola

di Laura Anglani 27-01-2005





"Quando ci svegliammo, era giorno fatto. Un bel sole sfolgorante marezzava il mare di strisce di fuoco e si riverberava sulle case bianche di una costa sconosciuta ... Era la costa dentata a picco dell'amena isola d'Ischia ... Essa mi compariva per la prima volta nuotante nella luce, sorgente dal mare, perduta nell'azzurro del cielo, e sbocciata come da un sogno di poeta durante il leggero sonno di una notte d'estate." Così al poeta Lamartine appare Ischia, l’isola verde, tra le sfumature del colore più chiaro dei vigneti, più azzurrognolo degli uliveti e il verde profondo degli agrumeti. Verde è il riflesso delle pietre di tufo della zona di Forio nel lato ovest dell’isola, tufo di cui sono fatti i tipici muri a secco detti parracine intorno ai vigneti. Incantevole e soleggiata sopra un promontorio della costa occidentale dell'isola, Forio si estende da Punta Caruso fino a Punta Imperatore. Si presenta come un autentico gioiello architettonico con un labirinto di vicoli, torri e chiese, dominata dalla caratteristica Chiesa del Soccorso, costruita nel XVIII secolo su un preesistente edificio cinquecentesco. Una chiesa interamente bianca cui si giunge tramite una doppia scalinata decorata con maioliche settecentesche. L'interno ospita gli ex voto di marinai. All'ingresso del paese si incontra la Chiesa di San Gaetano del 1655 con stucchi barocchi e tele del pittore locale Alfonso Di Spigna. Nel suggestivo Rione Cierco la Chiesa di San Carlo Borromeo, realizzata nel 1620, conserva, in una cornice decorativa sempre di tufo verde, affreschi e una statua lignea della Madonna. Nella località detta Punta Chiarito, recenti scavi archeologici hanno ritrovato dei resti di una casa greca risalenti al VI sec. a.C. Esposta più degli altri paesi alle incursioni dei pirati saraceni, Forio per proteggersi innalzò ben dodici torri di cui una è il Torrione, uno dei simboli del paese, ancora oggi intatto, sede del Museo della Canzone Napoletana. Il nome Forio indica una terra “fertile” o “fiorita” secondo la lingua latina, o forse deriva da un espressione dialettale usata da un abitante del castello aragonese che stanco del sovraffollamento del luogo decise di andare "Forio da lì”... Tanti artisti negli anni ’50, tra i quali Pierpaolo Pasolini, Eduardo De Filippo, Elsa Morante, Alberto Moravia, Renato Guttuso, Pablo Neruda predilessero Forio come residenza per le vacanze, forse anche loro per trovare un attimo di tranquillità.Fin dai tempi più antichi, Forio si configurò come il più importante centro della parte occidentale dell'isola. I Romani sfruttarono le acque termominerali del suo territorio. Le rade, le insenature, le comode spiagge, l'alta roccia lungo le coste incorniciano il territorio: c'è la bella spiaggia di Montevergine, riparata dai venti dal Monte Caruso, rivestito di pini e di ginestre, e la spiaggia di Citara, dedicata dai greci al culto di Venere Citerea e di Apollo risanatore, racchiusa dalla possente Punta Imperatore: qui sgorgano acque a 46°-56°, utilizzate in moderne piscine quali i Giardini di Poseidon adatti per bagni e cure termali. La baia di Sorgeto per la presenza di pozze d'acqua calda è, in qualsiasi stagione, meta suggestiva per un "bagno di notte". Le "fumarole” pullulano in ogni angolo e danno vita, insieme alle acque, ad una intensa attività di cure termali nei tanti stabilimenti nei dintorni. Nella zona i quattro elementi – la terra, il fuoco, l’aria, l’acqua – si combinano in un alchemico paesaggio. Il fuoco è addormentato nelle viscere del Monte Epomeo, un tempo vulcano attivo. Si può percorrere fino alla cima lungo suggestivi sentieri, sia a piedi sia cavalcando i simpatici asinelli, immersi in panorami esaltanti che riescono a comprendere l’intera isola, nella macchia mediterranea del mirto e del corbezzolo, del leccio,dell’erica e del cisto. Alla sommità si potranno mirare l'Eremo di San Nicola e il Picco dell'Epomeo. Nell’aria mite e salubre trovano agio gli uccelli migratori che in primavera tornano in Europa. Se si guarda sul litorale verso nord si nota la piccola cittadina di Lacco Ameno, da ricordare per i resti dell’antico insediamento di Pithecusae. I ritrovamenti sono ora ospitati nel Museo Archeologico di Villa Arbusto e nell'Antiquarium della Chiesa di Santa Restituta, una basilica paleocristiana sorta nel IV-V sec. su una cisterna romana e poi successivamente modificata. Il Museo di Villa arbusto conserva la famosa Coppa di Nestore con un’antica epigrafe in lingua greca che recita: “Io sono la bella coppa di Nestore, chi berrà da questa coppa subito lo prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona”.Alle imprese gloriose evocate di solito negli antichi vasi, sono contrapposti qui i piaceri della vita. Il vino, forse bevuto dalla piccola coppa, era quello già prodotto in queste zone. Il famoso vino ischitano, come il Biancolella, il Forastera, il Per 'e Palummo, accompagna ora i prelibati piatti a base di coniglio – il coniglio all’ischitana, il coniglio alla cacciatora, i bucatini al ragù di coniglio – o piatti a base di pesce come, fra gli altri, gli spaghetti ai cannolicchi. Le anime felici possono gustare in tutto la magia della zona di Forio: e solo esse, secondo la credenza, potranno incantarsi al fenomeno del raggio verde, sospensione colorata di un istante, che il tramonto a picco sul mare sulla terrazza della chiesa di S.Maria del Soccorso.


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Forio D'ischia
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