
Al centro della Sicilia, scopriamo il fascino di un paesaggio dolce, verdeggiante e arso, temperato e assolato, cangiante, anche nei colori, nei vari periodi dell’anno. A poca distanza da Enna, Piazza Armerina sorge sui monti Erei, a 721 metri. Annunciata dai suoi più grandi monumenti, il castello e il duomo, si distingue da lontano, quasi cullata dalle morbide colline che la circondano. Romani, arabi, normanni si succedettero nei secoli nel dominio di questa città che già nel nome svela tutta la sua storia. Abitata fin dall’VIII secolo a.C., Piazza Armerina deriva il suo nome da 'Blâtsah – come veniva chiamato l’antico insediamento arabo – o dal tardo latino platea, cui fu aggiunto Armerina – da Qìstrum Armorum “castello delle armi” all’epoca del Conte Ruggero Normanno. Della dominazione romana Piazza Armerina conserva uno degli edifici giunti a noi nel migliore stato di conservazione, e per cui è famosa in tutto il mondo: la Villa del Casale, risalente alla fine del III e l'inizio del IV secolo, una splendida dimora rurale ornata di magnifici mosaici in tutti i pavimenti dei quaranta ambienti di cui si compone. Su una superficie di oltre 3500 metri, sono rappresentate, tra le altre, scene di caccia, donne al bagno e le ragazze in succinto costume conosciute in tutto il mondo come le ragazze in bikini. A pochi metri di distanza da questo mirabile insediamento, sono stati scoperti alla fine del 2004, due villaggi medievali, uno costruito sulle macerie dell’altro e l’ultimo abbandonato in uno stesso momento da tutti gli abitanti. Probabilmente è questa la Piazza Armerina normanna, quella che la tradizione tramanda essere stata distrutta da Guglielmo il Malo nel 1161, forse per punire una ribellione araba.
Il medioevo ha lasciato a Piazza Armerina importanti monumenti: il castello aragonese è stato costruito tra il 1392 e il 1396 nel periodo di dominazione sveva, mentre la fondazione della chiesa di S. Martino di Tours risale al 1163. Del vecchio castello di Ruggero sono visibili i resti nel convento francescano distante un chilometro dall’abitato. Ma tutta la città reca l’impronta di quel periodo, stretta com’è su un intrico di viuzze caratteristiche, in cui risuonano le parole del dialetto piazzese, idioma antico di ascendenza gallo-italica, introdotto dagli immigrati dai territori lombardi che avevano offerto aiuto alle truppe normanne di conquista. E tra queste vie riecheggia il rumore della battaglia che Ruggero Normanno ingaggiò con i dominatori arabi: il Palio dei Normanni è una fastosa giostra in costume in cui ogni anno in agosto si sfidano a singolar tenzone i cavalieri dei quattro quartieri storici del paese. In un piccolo spazio un lungo racconto, la storia della Sicilia tutta, proprio nel cuore. E con il cuore il poeta Ibn Hamdis, nato in Sicilia ed esule per sfuggire alla conquista normanna, così canta la sua Sicilia: “Io anelo alla mia terra, come nelle tenebre anela al suo paese natio un vecchio cammello smarrito nel deserto”.